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5 errori storici in 300

Scopriamo la vera storia della battaglia delle Termopili tra spartani e persiani che segnò la storia della civiltà occidentale, attraverso gli errori storici del film 300.

  1. I messaggeri persiani che si vedono all’inizio non furono mai inviati. L’unica ambasceria persiana che chiese terra e acqua ai greci risale a dieci anni prima, nella Prima Guerra Persiana.
  2. Tutto l’esercito persiano non è ben rappresentato: gli Immortali non erano orchi mascherati da samurai, non c’erano rinoceronti corazzati e i primi elefanti da guerra furono usati a Gaugamela più di un secolo dopo.
  3. Efialte non era uno spartano nato deforme. Secondo Erodoto era un pastore della Trachis che tradì i greci probabilmente per soldi. Sparta mise una taglia sulla sua testa e fu ucciso tempo dopo.
  4. A combattere alle Termopili non furono solo i 300 spartani ma circa 7mila greci e quando alla fine si scoprì il tradimento di Efialte, a restare in difesa del passo furono anche 700 tespiesi e 400 tebani (la cui città si trovava proprio a sud delle Termopili).
  5. Non combattevano seminudi ma schierandosi in una formazione compatta di opliti detta falange, equipaggiata con elmo, armatura, lancia e scudo rotondo, l’hoplón, da cui il nome opliti.

Una ragione per vederlo? Non sono un grande fan di Snyder ma il film mostra bene come vedevano l’evento gli antichi greci ed è uno spunto per leggere il graphic novel originale di Frank Miller.

5 errori storici in 300 in video

Il destino dei tre imperatori romani catturati dai nemici

Cosa successe ai tre imperatori romani che finirono in catene a causa di nemici di Roma? Due di loro perirono a causa degli avversari, uno fu rilasciato ma finì nuovamente in prigionia.

Valeriano

Il primo degli imperatori romani catturati fu Valeriano, la cui cattura rappresenta il punto più basso della storia dell’Impero. È il 260 d.C. e Roma è vittima di invasioni e usurpazioni: Valeriano raggiunge Edessa, in Armenia, per rompere l’assedio persiano.

Il Re Shapur lo cattura e poi lo umilia usandolo come schiavo. Sul destino finale di Valeriano non si hanno certezze: alcuni dicono che gli fu fatto bere dell’oro fuso, ma gli autori cristiani lo odiavano per le persecuzioni e inventarono le torture più umilianti. Di sicuro c’è solo che non tornò mai più in patria. Suo figlio Gallieno iniziò la ripresa dell’Impero.

Niceforo I

Il secondo fu Niceforo I, Imperatore d’Oriente nel IX secolo. Fu catturato dopo la disfatta di Pliska contro i bulgari. Il Khan Krum lo fece decapitare e dal suo teschio ricavò una coppa con cui beveva.

Romano IV Diogene

Il terzo fu Romano IV Diogene, Imperatore d’Oriente nell’XI secolo, fu catturato dopo la disfatta di Manzikerta contro i turchi. Per farsi liberare accettò di pagare un favoloso riscatto, ma quando fu rilasciato i suoi nemici nell’Impero si sollevarono, lo catturarono e accecarono per poi confinarlo su un’isola. Là, senza cure mediche, morì per le ferite.

I tre imperatori romani catturati dai nemici

Chi fu l’imperatore più trasgressivo di Roma

Se affrontiamo questo argomento dobbiamo subito due cose: prima di tutto che molti autori antichi che ci parlano delle trasgressioni imperiali erano avversari politici o ideologici di quegli imperatori e non sempre affidabili. Secondo, che i costumi sessuali della Roma pagana erano molto più liberi di quelli della società cristiana che l’ha seguita.

Nonostante questo alcune cose erano criticare aspramente anche dai romani, come l’incesto praticato da Caligola con le sue tre sorelle. O come le abitudini sessuali dell’Imperatore più trasgressivo di tutti secondo Cassio Dione: Elagabalo.

Le trasgressioni di Elagabalo

Elagabalo apparteneva alla dinastia dei Severi e salì al potere nel 218 d.C. che era solo un adolescente. Un aspetto che non va sottovalutato nella comprensione di questo quindicenne a cui fu consegnato il più grande potere al mondo.

Sacerdote orientale del Sole, Elagabalo legava il misticismo alla sessualità e al gusto per l’eccesso. In tre anni cambiò cinque mogli tra le quali una vergine vestale a cui fece violare il voto per sposarlo e poi lasciò. Inoltre sembra aver sposato due mariti, il suo cocchiere è favorito Ierocle, è uno schiavo di nome Zotico.

Grande amante del travestitismo, pratica non inusuale a Roma, era anche un assiduo frequentatore di bordelli e di orge. Sembra che abbia offerto metà dell’Impero al medico che fosse riuscito a renderlo ermafrodito.

La megalomania e le trasgressioni lo isolarono finché i membri della sua stessa dinastia lo abbandonarono e a soli diciannove anni fu ucciso dalla sua guardia pretoriana. Solo sua madre non lo abbandonò e mori con lui abbracciandolo.

La storia di Elagabalo in video

La vera storia che ha ispirato House of the Dragon

George Martin si ispira spesso a eventi della storia inglesi per le sue opere fantasy. Game of Thrones, ad esempio, si ispira alla Guerra delle Due Rose. E anche per House of The Dragon, di cui è finita la prima stagione. A quali eventi: la guerra civile chiamata l’Anarchia.

Il periodo è quello dal 1135 al 1154, in Inghilterra. Enrico I aveva due figli, Matilda e William, ma nel 1120 William morì annegato a soli 17 anni. La prima moglie di Enrico era morta da due anni, e la nuova non restava incinta. Allora Enrico I decise di nominare Matilda sua erede, e fece giurare ai nobili di rispettare la successione. Era una mossa senza precedenti nel paese.

Funzionò? Beh qui occhio perché c’è uno spoiler. Come quello di Rhaenyra, anche il trono di Matilda fu usurpato alla morte di Enrico I da Stefano di Blois, suo cugino, con l’appoggio di quei baroni che avevano giurato di sostenerla.

Iniziò una guerra civile lunga quasi vent’anni, se volete sapere come finì, scrivetemelo nei commenti e farò un video. A quale evento storico inglese sono ispirati la serie tv e i libri di House of the Dragon?

Letture consigliate:

  • “Stephen and Matilda” di Jim Bradbury, History Press;
  • “The Empress Matilda” di Marjorie Chibnall, Wiley;
  • “The medieval power struggle that inspired HBO’s House of the Dragon” di David Routt, Smithsonian Magazine

La vera storia che ha ispirato House of the Dragon in video

5 errori storici ne Il gladiatore

Usiamo 5 dei molti errori ne Il gladiatore di Ridley Scott per scoprire qualcosa sulla storia romana.

  1. Massimo e i suoi colleghi sono chiamati generali, carica inesistente all’epoca. In realtà sarebbero stati Legati (delegati) dell’Imperatore. Ma è comunque strano, perché l’Imperatore è presente alla battaglia, quindi doveva essere lui al comando e non aver bisogno di alcun legato.
  2. Nel film si parla di Colosseo, ma l’Anfiteatro Flavio non prese questo nome fino al Medioevo (ne parlo in un video nel canale).
  3. Lucilla non ebbe alcun figlio da Lucio Vero e all’epoca del film era già risposata con un uomo che odiava, Pompeiano. Si pensa che Pompeiano abbia ispirato il personaggio di Massimo (ma era molto più anziano).
  4. Marco Aurelio non era così anziano, aveva meno di 60 anni quando morì di malattia. A essere strangolato non fu lui bensì proprio suo figlio Commodo, ucciso dall’insegnante di lotta ed ex-gladiatore Narcisso.
  5. Non si fa alcuna parola della peste antonina (probabilmente vaiolo) che imperversava da trent’anni e aveva ucciso milioni di persone, in particolare nell’esercito. Cassio Dione racconta che a Roma mieteva 2mila vittime al giorno. Sembra che lo stesso Marco Aurelio sia morto per la peste antonina.

5 errori storici ne Il gladiatore in video

Il diario in codice segreto di Anne Lister

I diari di Anne Lister, vissuta dal 1791 al 1840, sono considerati oggi una dell testimonianze storiche e sociali più rilevanti del XIX secolo. La Lister, acuta osservatrice della sua epoca e omosessuale tanto consapevole da essere considerata la “first modern lesbian”, ci ha lasciato migliaia di pagine, circa quattro milioni di parole, sulla sua vita nell’Inghilterra in trasformazone tra i periodo Regency, Georgiano e Vittoriano.

Il valore del diario, 7720 pagine, di cui 1300 in un codice segreto inventato da lei, dove raccontava le sue relazioni amorose, risiede sia nella sua straordinaria testimonianza storica che nella vita eccezionale della Lister, viaggiatrice e intellettuale di grande spessore.

La vita di Anne Lister

Dopo aver ereditato la proprietà di Shibden Hall dallo zio, Anne Lister investì in numerose imprese divenendo una donna libera e ricca. Viaggiò molto ed ebbe numerose relazioni, che raccontò nei propri diari, dove analizzò la sua omosessualità e la società dell’epoca. Nel 1832 iniziò la relazione con Ann Walker.

Il “primo matrimonio gay”

Anne Lister e Ann Walker celebrarono la loro unione il 30 marzo 1834 all’Holy Trinity Church di York. Anche se non ebbe valore legale, la cerimonia è considerata il “first gay marriage” del Regno Unito. Anne morì sei anni dopo, di febbre, durante uno dei loro viaggi in Europa e in Oriente.

I diari decifrati

Alla fine del XIX secolo John Lister trovò i diari segreti e riuscì, con l’amico John Burrell, a decodificarli. Visto il contenuto, Burrell consigliò di bruciarli. John Lister invece li salvò. Nel 2011 i diari di Anne Lister sono entrati nel programma Memoria del mondo dell’UNESCO.

«Amo e amo solo le donne, il più bello dei sessi, ed essere amata a mia volta da loro spinge il mio cuore a ribellarsi a qualsiasi altro tipo di amore».

Anne Lister

L’immagine di copertina è tratta da “Gentleman Jack” di Sally Wainwright con Suranne Jones.

Il discorso di Gorbaciov che chiuse la storia dell’URSS

Oggi è morto Michail Sergeevič Gorbaciov, l’ultimo leader dell’Unione Sovietica. Un uomo che sognava la libertà per il suo popolo ma che, probabilmente, ne fraintese la storia e ne fu, per questo, distrutto. Quando, dopo le sue riforme, Boris Eltsin cavalcò il malcontento e lo estromise, lui pronunciò un discorso.

L’ultimo discorso di Gorbaciov

«Questa società ha acquisito la libertà e questa è la maggiore conquista, che non abbiamo ancora compreso appieno perché non abbiamo imparato a utilizzare la libertà.

«Ci siamo aperti al mondo, abbiamo rinunciato ad interferire negli affari interni di altri popoli, a ricorrere alla forza militare oltre i confini del Paese e in cambio abbiamo avuto fiducia, solidarietà e rispetto. Tutti questi mutamenti hanno richiesto uno sforzo immenso.

«Sono stati portati avanti con un duro scontro, tra la sempre maggiore resistenza delle forze vecchie e obsolete: le strutture del Partito-Stato, l’apparato economico, ma anche le nostre abitudini, i pregiudizi ideologici, la psicologia del parassitismo e del livellamento generalizzato.

«Queste trasformazioni hanno inciampato sulla nostra intolleranza, sul basso livello della cultura politica, sulla paura del mutamento. Questo è il motivo per cui abbiamo perso tanto tempo. Il vecchio sistema è crollato prima che il nuovo cominciasse a funzionare e la crisi sociale si è fatta ancora più acuta. 

«Ritengo che sia di vitale importanza preservare le conquiste democratiche degli ultimi anni. Non devono essere cedute in nessuna circostanza, con nessun pretesto. Altrimenti affosseremo tutte le nostre speranze per un futuro migliore. Sto dicendo tutto questo in modo diretto e con onestà. È un mio dovere morale.

«Lascio il mio incarico con inquietudine, ma anche con speranza, con fiducia in voi, nella vostra saggezza e forza di spirito. Alcuni errori si sarebbero certamente potuti evitare, molte cose avrebbero potuto esser fatte in modo migliore, ma sono convinto che prima o poi i nostri sforzi congiunti daranno dei frutti, le nostre nazioni vivranno in una società prospera e democratica. Vi auguro ogni bene».

Il sogno di Martin Luther King Jr

È il 28 agosto del 1963 quando, alla Marcia su Washington, Martin Luther King Jr sale sul palco davanti a milioni di manifestanti e pronuncia un discorso che resterà nella storia e cambierà per sempre gli Stati Uniti d’America.

Il discorso di Martin Luther King Jr

«Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.

«Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

«Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

«Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

«Risuoni quindi la libertà.

«E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: “Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”».

Sacco e Vanzetti: giustiziati perché anarchici e italiani

Il 23 agosto 1927 Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti furono giustiziati per un duplice omicidio che, probabilmente, non avevano commesso. A mandarli alla sedia elettrica era stata soprattutto la “paura rossa” che attanagliava l’America dopo la Rivoluzione russa.

Sacco e Vanzetti erano immigrati italiani anarchici, molto attivi nella difesa dei lavoratori e nel movimento pacifista. Divennero gli “agnelli sacrificali” della “politica del terrore” portata avanti dal ministro della giustizia Palmer che si nutriva dell’odio xenofobo e anticomunista per combattere il pericolo rosso.

L’arresto di Sacco e Vanzetti

I due, come anarchici, erano già sotto la sorveglianza dei servizi segreti. Furono arrestati il 5 maggio 1920, prima di un comizio, perché trovati in possesso di una pistola. Poi vennero accusati di un duplice omicidio avvenuto a South Braintree durante una rapina. Erano gli anni della “paura rossa” e i due divennero perfetti capri espiatori.

Il discorso di Vanzetti

Il processo fu usato come messaggio per tutti gli attivisti “rossi”. Vanzetti accusò la corte di averlo giudicato solo perché anarchico e italiano e ribadì la sua fede politica:

«Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra — non augurerei a nessuna di queste creature ciò che ho dovuto soffrire per cose di cui non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui sono colpevole. Sto soffrendo perché sono un anarchico, e davvero io sono un anarchico; ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano […] se voi poteste giustiziarmi due volte, e se potessi rinascere altre due volte, vivrei di nuovo per fare quello che ho fatto già»

Bartolomeo Vanzetti

Le proteste e l’esecuzione

I due furono condannati alla sedia elettrica. Intellettuali, sindacalisti e attivisti iniziarono a protestare contro la sentenza. Si mosse anche l’Italia, inutilmente. Quando, il 23 agosto 1927, dopo anni di udienze, i due furono giustiziati, le manifestazioni arrivarono fino in Europa.

La riabilitazione di Sacco e Vanzetti

Nel 1977, a cinquant’anni dall’esecuzione, il governatore del Massachusetts, Michael Dukakis, riabilitò i due anarchici:

«Io dichiaro che ogni stigma e ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti».

Michael Dukakis, 23 agosto 1977

Quanti sono stati e come sono morti gli imperatori romani

Il 19 agosto del 14 d.C. moriva, nel suo letto, Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, primo sovrano di Roma. Un’eccezione per i 171 imperatori romani e bizantini saliti sul trono in circa 1.500 anni di storia, quasi tutti assassinati o vittime di morte violenta.

171

Gli imperatori romani e bizantini dal 27 a.C. (Augusto) al 1453 d.C. (Costantino XI).

43

Gli imperatori assassinati, spesso dagli stessi pretoriani, come Caligola, oppure avvelenati, come Claudio.

39

Gli imperatori che abdicarono, furono deposti e poi, spesso, giustiziati o mutilati, come Costantino VI, che fu detronizzato e accecato dalla madre Irene.

10

Gli imperatori caduti in battaglia, come Filippo l’Arabo, ucciso dal rivale e successore Decio, e Valente, morto ad Adrianopoli per mano dei goti.

6

Gli imperatori suicidi o costretti al suicidio, come Nerone, che si uccise per evitare una fine disonorevole, o Massimiano, che fu costretto a suicidarsi da Costantino.

3

Gli imperatori catturati dai propri nemici e morti in prigionia, come Valeriano, oppure giustiziati, come Niceforo, decapitato dal khan bulgaro Krum.

24

Gli imperatori che riuscirono a morire di vecchiaia, come Augusto, il primo sovrano di Roma, e l’imperatrice Zoe Porfirogenita.

40

Gli imperatori morti per malattia, come Teodosio e suo figlio Onorio, affetti da idropisia, o Marco Aurelio, vittima della “peste antonina” (probabilmente il vaiolo).

6

Gli imperatori che morirono per cause non chiare o sconosciute, come Caro, che sembra sia stato colpito da un fulmine.

62%

Il tasso di mortalità violenta per gli imperatori romani e bizantini nei circa 1.500 anni di storia dell’Impero.

Elenco completo degli imperatori romani e bizantini e causa della loro morte

  1. Augusto, vecchiaia
  2. Tiberio, sconosciuta (malattia)
  3. Caligola, assassinato
  4. Claudio, avvelenato
  5. Nerone, suicidio
  6. Galba, assassinato
  7. Otone, suicidio
  8. Vitellio, assassinato
  9. Vespasiano, vecchiaia
  10. Tito, malattia (febbre)
  11. Domiziano, assassinato
  12. Nerva, vecchiaia
  13. Traiano, malattia (ictus o infettiva)
  14. Adriano, malattia (idropisia)
  15. Antonino Pio, vecchiaia
  16. Marco Aurelio, malattia (peste)
  17. Lucio Vero ass., malattia (peste)
  18. Commodo, assassinato
  19. Pertinace, assassinato
  20. Didio Giuliano, assassinato
  21. Settimio Severo, vecchiaia
  22. Caracalla, assassinato
  23. Geta, assassinato
  24. Macrino, deposto e giustiziato
  25. Diadumeniano (figlio di Macrino) ass., deposto e giustiziato col padre
  26. Eliogabalo, assassinato
  27. Alessandro Severo, assassinato
  28. Massimino il Trace, assassinato
  29. Gordiano I, suicidio
  30. Gordiano II, caduto in battaglia
  31. Pupieno, assassinato
  32. Balbino, assassinato
  33. Gordiano III, assassinato
  34. Filippo l’Arabo, caduto in battaglia
  35. Filippo II ass., assassinato
  36. Decio, caduto in battaglia
  37. Erennio Etrusco ass., caduto in battaglia
  38. Triboniano Gallo, assassinato
  39. Ostiliano ass., malattia (peste)
  40. Volusiano ass., assassinato
  41. Emiliano, assassinato
  42. Valeriano, catturato dal Re Shapur dei persiani e morto in prigionia
  43. Gallieno, assassinato
  44. Cornelio Valeriano ass., assassinato
  45. Cornelio Salonino ass., assassinato
  46. Claudio II il Gotico, malattia (peste)
  47. Quintillo, suicida
  48. Aureliano, assassinato
  49. Tacito, sconosciuta (avvelenato)
  50. Floriano, assassinato
  51. Probo, assassinato
  52. Caro, sconosciuta (colpito da un fulmine)
  53. Carino, caduto in battaglia
  54. Numeriano, sconosciuta (avvelenato)
  55. Diocleziano, vecchiaia
  56. Massimiano, suicida
  57. Costanzo Cloro, malattia
  58. Galerio, malattia
  59. Flavio Severo, deposto e giustiziato
  60. Licinio, deposto e giustiziato
  61. Massimino Daia, suicida
  62. Massenzio, caduto in battaglia
  63. Costantino, vecchiaia
  64. Costantino II, caduto in battaglia
  65. Costanzo II, malattia (febbre)
  66. Costante, assassinato
  67. Giuliano, caduto in battaglia o assassinato
  68. Gioviano, avvelenato
  69. Valentiniano, malattia (colpo apoplettico)
  70. Valente, caduto in battaglia
  71. Graziano, assassinato
  72. Valentiniano II, assassinato
  73. Teodosio, malattia (idropisia)
  74. Arcadio, malattia
  75. Onorio, malattia (idropisia)
  76. Costanzo III o Flavio Costanzo ass., malattia
  77. Teodosio II, vecchiaia
  78. Valentiniano III, assassinato
  79. Marciano, malattia (gangrena)
  80. Petronio Massimo, giustiziato (lapidato dal popolo)
  81. Avito, assassinato (da Ricimero)
  82. Leone I, malattia (dissenteria)
  83. Maggioriano, deposto e giustiziato (da Ricimero)
  84. Livio Severo, avvelenato (da Ricimero)
  85. Antemio, assassinato (da Ricimero)
  86. Olibrio, malattia (idropisia)
  87. Glicerio, deposto
  88. Giulio Nepote, deposto e assassinato
  89. Leone II, malattia
  90. Zenone, vecchiaia
  91. Basilisco, deposto e giustiziato
  92. Romolo Augustolo, deposto
  93. Anastasio I, vecchiaia
  94. Giustino I, vecchiaia
  95. Giustiniano II, vecchiaia
  96. Giustino II, vecchiaia
  97. Tiberio II, sconosciuta (malattia o avvelenato da Maurizio)
  98. Maurizio, abdicò e giustiziato (decapitato)
  99. Foca, deposto e giustiziato (decapitato)
  100. Eraclio, malattia (idropisia)
  101. Costantino III, sconosciuta (malattia o avvelenamento)
  102. Eraclio II, deposto
  103. Costante II, assassinato
  104. Costantino IV, malattia (dissenteria)
  105. Giustiniano II, deposto e poi giustiziato (decapitato)
  106. Leonzio, deposto e giustiziato (decapitato)
  107. Tiberio III, deposto e giustiziato (decapitato)
  108. Filippico, assassinato
  109. Anastasio II, deposto e giustiziato
  110. Teodosio III, deposto
  111. Leone III, vecchiaia
  112. Costantino V, malattia
  113. Artavasde, deposto e chiuso in monastero
  114. Leone IV, avvelenato
  115. Costantino VI, deposto e giustiziato dalla madre (accecato)
  116. Irene, deposta
  117. Niceforo, catturato e giustiziato dal Khan Krum (decapitato)
  118. Stauracio, abdicò e morto in battaglia
  119. Michele I, deposto
  120. Leone V, assassinato
  121. Michele II, vecchiaia
  122. Teofilo, malattia
  123. Michele III, assassinato
  124. Basilio I, incidente di caccia e malattia (febbre)
  125. Leone VI, malattia
  126. Alessandro, malattia
  127. Costantino VII, malattia
  128. Romano I Lecapeno, deposto
  129. Romano II, sconosciuta (assassinato)
  130. Niceforo II Foca, assassinato
  131. Giovani I Zimisce, malattia (tifo)
  132. Basilio II, malattia
  133. Costantino VIII, malattia
  134. Romano III Argiro, assassinato
  135. Michele IV, malattia
  136. Michele V, deposto e giustiziato (accecato)
  137. Zoe, vecchiaia
  138. Costantino IX Monomaco, vecchiaia
  139. Teodora, vecchiaia
  140. Michele VI Bringa, deposto e mandato in monastero
  141. Isacco I Comneno, vecchiaia
  142. Costantino X Ducas, vecchiaia
  143. Eudocia Macrembolitissa, vecchiaia
  144. Romano IV Diogene, catturato e giustiziato dal sultano selgiuchide
  145. Michele VII Ducas, abdicò e mandato in monastero
  146. Niceforo III Botaniate, deposto
  147. Alessio I Comneno, malattia (enfisema polmonare)
  148. Giovanni II Comneno, abdicò e morì per un incidente di caccia
  149. Manuele I Comneno, malattia
  150. Alessio II Comneno, assassinato
  151. Andronico I Comneno, giustiziato (linciato dalla popolazione)
  152. Isacco II Angelo, deposto e assassinato
  153. Alessio III Angelo, deposto
  154. Alessio IV Angelo, assassinato
  155. Alessio V Ducas, deposto e giustiziato
  156. Costantino XI Lascaris, malattia
  157. Teodoro I Lascaris, malattia
  158. Giovanni III Vatatze, vecchiaia
  159. Teodoro II Lascaris, malattia (epilessia)
  160. Giovanni IV Lascaris, deposto
  161. Michele VIII Paleologo, vecchiaia
  162. Andronico II Paleologo, deposto
  163. Michele IX Paleologo ass., malattia (emorragia cerebrale)
  164. Andronico III Paleologo, malattia
  165. Giovanni V Paleologo, deposto e rimesso sul trono dai veneziani
  166. Giovanni VI Cantacuzeno, abdicò e morì di vecchiaia
  167. Andronico IV Paleologo, deposto
  168. Giovanni VII Paleologo, deposto
  169. Manuele II Paleologo, vecchiaia
  170. Giovanni VIII Paleologo, malattia
  171. Costantino XI Paleologo, caduto in battaglia