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Il mito del drago tra gli indoeuropei

Come si uccide un drago

Come si uccide un drago

Uccidere un drago è forse uno dei miti originari dell’umanità, in particolare degli indoeuropei. L’eroe che uccide il drago, spesso un serpente collegato all’acqua, è uno dei miti umani più antichi e condivisi, probabilmente legato alla lotta originaria dell’uomo per il controllo di una risorsa vitale come l’acqua.

Un mito che ha prima di tutto l’aspetto del duello cosmico tra un dio, spesso della tempesta, e un drago, come nella mitologia indiana, con Indra che combatte Vṛtra, in quella ittita con Teshub e il drago Illuyanka, in quella greca con Zeus contro il mostro Tifone e Apollo contro il serpente Pitone, infine in quella norrena con Thor contro il Serpente di Midgard.

Questo mito si è anche umanizzato, sostituendo la divinità con un eroe umano: l’iraniano Fereydun che uccide il mostro Zahhak, Eracle/Ercole che sconfigge l’Idra, Beowulf che abbatte il drago oppure Sigurd che uccide Fafnir nella saga dei Volsunghi.

Questo mito è così potente che è sopravvissuto nell’epica cristiana, con la storia di San Giorgio e il drago, ed è arrivato fino a oggi a quel grande ricreatore di miti moderno che è J.R.R. Tolkien.

Insomma il mito dell’uomo eroico o del difensore divino che combatte il serpente e riporta l’acqua o la ricchezza all’umanità è come un ricordo atavico sepolto nel profondo della coscienza collettiva umana e che riaffiora di continuo, ieri come oggi, soprattutto tra noi indoeuropei.

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