Romolo e Remo, Mosè e Sargon: tutti i bambini salvati dal fiume

Sargon di Akkad

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Romolo e Remo sono solo due dei più famosi bambini salvati dalle acque nella storia e nel mito. Sin dalla più remota antichità gli esseri umani si narrano questa stessa storia. Un bambino prodigioso abbandonato alla corrente del fiume, viene salvato e compie il suo destino. Mito che spesso nascondeva le umili origini di eroi fondatori e sovrani.

La prima storia di questo tipo che conosciamo risale a più di quattromila anni fa, in Mesopotamia. Sargon, il primo imperatore della storia dell’umanità, fu abbandonato in una cesta sul fiume, salvato e cresciuto come un giardiniere, divenne sovrano di Sumer e Akkad.

«Mia madre mi mise in un cesto di giunchi, col bitume ella sigillò il coperchio. Mi gettò nel fiume che si levò su di me. Il fiume mi trasportò da Akki».

Re 1907, 87-96

Dopo Sargon, il più famoso di tutti, Mosè, abbandonato sul Nilo, cresciuto come principe dal Faraone e poi capo del popolo ebraico. Oppure l’eroe greco Perseo o il dio del vino Dioniso.

Questo mito ha radici diverse perché diversi furono i popoli che lo adottarono. C’è un elemento di fatalità, di destino manifesto, e un legame con l’elemento dell’acqua, legato alla femminilità. In molte società, come in quella micenea, i bambini venivano cresciuti nel gineceo dalle sole donne e, poi, appena raggiunta l’età per combattere venivano mandati all’aperto per addestrarsi. Qui si votavano a divinità femminili delle acque, in questo senso Teti sarebbe la “madre” di Achille. Poi, quando tornavano, offrivano sacrifici a quelle divinità che li avevano protetti.

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