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Halloween e l’Italia

Nella notte del primo novembre, la più lunga e luminosa dell’anno, il paese accoglie le anime dei defunti accendendo fuochi e zucche intagliate, per ricordare loro la dimora terrena perduta e guidarli verso l’aldilà. Anziani, adulti e giovani si radunano attorno ai falò e offrono a cortei di visitatori il proprio cibo mentre il fuoco acceso con rami di ginestra protende le sue dita fiammeggianti nella notte e cascate di scintille legano il cielo alla terra.

Potreste pensare che stia descrivendo una città americana ad Halloween, invece sto parlando di Orsara, in Puglia, all’estremo opposto dell’Europa celtica, e la celebrazione è la Fucacoste, una delle più affascinanti tradizioni popolari del nostro paese, ricco scrigno di folklore umano.

Contrariamente a quanto si pensa, infatti, l’originale Halloween, il Samhain celtico, non è affatto estraneo alla cultura italiana. Già i romani ne parlavano (equiparandolo alla propria festa dei morti che cadeva però in Febbraio), era infatti diffuso nel Nord e nel Centro Italia, e la sua celebrazione continuò almeno fino al IX secolo, quando Papa Bonifacio IV lo cristianizzò inserendolo nel calendario della chiesa come Ognissanti.

Proprio da Ognissanti deriva il nome Halloween. Nel 1556 i coloni americani, infatti, memori sia della tradizione cristiana che di quella celtica, diedero alla ricorrenza un tono più celebrativo e la chiamarono All Hallow’s Eve, Vigilia di Ognissanti.

Le feste non sono confini, mura, dove abbandonare i corpi esanimi delle altre culture, ma ponti che attraversiamo per ritrovarci, insieme, all’ombra di quella comune natura umana che è il nostro retaggio su questa terra.

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