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La sconfitta dei Gracchi

Uno dei più grandi politici della Storia fu Tiberio Gracco, tribuno della plebe di Roma nel 134 a.C., che lottò per il suo popolo e per la democrazia fino all’estremo sacrificio. In quel periodo la grave crisi economica aveva concentrato nell’Urbe una plebe senza terra turbolenta e pericolosa, mentre le campagne d’Italia finivano illegalmente nelle mani di pochi, potenti, latifondisti.

Tiberio si rese conto di quanto perniciosa e ingiusta fosse la situazione e varò una riforma agraria che avrebbe tolto ai possessori solo le terre pubbliche acquisite illegalmente, tutelando comunque chi aveva figli a cui passarle e colpendo più che altro la pratica dei prestanome. Queste terre sarebbero state distribuite in piccoli lotti da una commissione agraria ai cittadini romani senza reddito, iscritti in specifici registri.

Ma gli oligarchi romani, nonostante la giustizia, la moderazione e l’urgenza della riforma, fecero muro contro Tiberio e ingaggiarono il secondo tribuno, Marco Ottavio, perché ponesse il suo veto. Allora Gracco rispose con una vera e propria rivoluzione legale: poiché il tribuno Ottavio non aveva rispettato il volere del popolo fu deposto e la legge votata in assemblea.

Decaduti i tempi annuali del tribunato Tiberio, per salvaguardare la riforma dagli oligarchi, si candidò subito a un secondo mandato, cosa che, seppure non propriamente illegale, era in effetti proibita. La reazione degli oligarchi non si fece attendere, durante l’assemblea Tiberio fu colpito a morte con una sedia e tutti i suoi sostenitori presi e giustiziati. Il più giovane Gaio Sempronio Gracco però non si arrese e dieci anni dopo riprese in mano l’opera di riforma del fratello.

Eppure, sia i senatori che Tiberio fallirono: gli uni condannarono alla miseria una plebe che, divenuta l’esercito personale di uomini come Mario, li avrebbe distrutti nelle guerre civili; l’altro, per salvare il popolo e la democrazia, introdusse innovazioni che, nelle mani di politici abili e spietati come Cesare, permisero la dissoluzione della Repubblica in una dittatura e poi nell’Impero. Infatti che si agisca per il bene o per il male, scorrono sotto la pelle della Storia forze inarrestabili che modellano e indirizzano gli esiti delle nostre azioni, ben oltre la nostra volontà.

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