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La morte dell’Imperatore Ottaviano Augusto

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Ottaviano Augusto sentiva che la sua morte era vicina. Il potere assoluto, esercitato e accresciuto negli anni con così grande abilità, e le voci del popolo sulla sua natura divina, non lo avevano ingannato. Dietro quei suoi occhi impenetrabili una mente sempre lucida manteneva piena coscienza della propria condizione umana.

L’ultimo viaggio di Ottaviano Augusto

Era il mese a lui intitolato e l’Imperatore viaggiava per Benevento, dove avrebbe salutato il suo figlio adottivo Tiberio, in partenza per l’Illirico. Ma, imbarcatosi ad Astura, iniziò a sentirsi male e capì che il tempo della fine era giunto. Proseguì nel viaggio senza rinunciare a niente: sostò quattro giorni a Capri, vide uno spettacolo di efebi, organizzò un grande banchetto. Non abbandonò neanche i suoi impegni, presenziando il concorso di ginnastica in suo onore a Napoli. Ma presto si aggravò.

Si ritirò a Nola, nella casa e nella stanza dove suo padre, Gaio Ottavio, era morto più di 70 anni prima. Tiberio lo raggiunse e parlarono a lungo, in segreto. Poi sorse l’alba del suo ultimo giorno, il 19 agosto del 14 d.C.

«Se vi è piaciuta la commedia, applaudite»

L’imperatore si fece portare uno specchio e si sistemò, disse addio ai suoi amici con la frase tradizionale: «Se la commedia è stata di vostro gradimento, applaudite e tutti insieme manifestate la vostra gioia». Poi restò solo con Livia e spirò dolcemente tra le sue braccia sussurrando: «Vivi nel ricordo del nostro matrimonio. Addio!».

Così se ne andò l’uomo più potente del mondo antico, uno dei più grandi politici di tutti i tempi, erede di Caio Giulio Cesare, lucido e calmo nella vita quanto nella morte. A noi lasciò le sue memorie nelle Res Gestae Divi Augusti e con sé portò i segreti abissi del suo animo, da sempre e per sempre insondabili.

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