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La telefonata che cambiò la vita di Paolo Borsellino

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Paolo Borsellino era un uomo che amava la sua routine. Certo, non aveva mai molto tempo libero da dedicare a se stesso, però da quindici anni almeno riusciva a ritagliarsi il tempo di andare da Paolo Biondo, il suo barbiere di fiducia. Ed era lì, in Via Zandiolo a Palermo il pomeriggio del 23 maggio 1992, quando Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, con la scorta, furono uccisi a Capaci.

Erano le 18, ricorda lo stesso Biondo, e c’era ancora un sole tiepido che calava in un cielo limpido, quasi estivo. Paolo Borsellino entrò nella bottega del barbiere, felice di potersi allontanare dalle molte preoccupazioni. Quelle stesse che gli faranno dire: «Noi siamo cadaveri che camminano» durante un’intervista con Lamberto Sposini.

La telefonata su Giovanni Falcone a Paolo Borsellino

Biondo avvolse la salvietta al collo di Borsellino, cominciò a lavorare con forbici e rasoio. Lo squillo del cellulare dle magistrato lo fece smettere.

«Sì?» risponde Borsellino

«Paolo?»

Biondo raccontò che Borsellino reagì sbiancando in volto.

«Ma che dici?», domandò il magistrato al telefono.

«Sì, è Giovanni. Sappiamo solo che è ferito».

Borsellino si rivolse a Biondo:

«Levami la tovaglia, che me ne devo andare». Il barbiere tolse la salvietta e il magistrato si alzò in piedi.

«Dottore Borsellino» disse Biondo «Ma che è successo?»

«Hanno fatto un attentato a Giovanni» rispose, lanciò i soldi, ventimila lire, sul bancone del barbiere e corse fuori.

Alle 17:56 di quel giorno, a Capaci, un intero tratto dell’autostrada A29 era esploso con al potenza di 500 kg di tritolo, uccidendo Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre agenti di scorta. A ordinare l’attentato è stata la cupola mafiosa guidata da Salvatore Riina, il motivo quel maxiprocesso che ha portato centinaia di mafiosi alla sbarra. Il più grande procedimento penale della storia, imbastito da Falcone e Borsellino contro Cosa Nostra, era stata l’imperdonabile colpa dei due magistrati. Bersaglio, per questo, prima che dei sicari mafiosi, della politica e del CSM.

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