Roza Robota ha reso possibile la rivolta nel campo di sterminio di Auschwitz. Robota arrivò ad Auschwitz nel 1942 e iniziò a lavorare in un Kanàda Kommando, edificio in cui si raccoglievano e smistavano gli effetti personali dei prigionieri morti nei campi.
Grazie ad un suo concittadino, Noah Zabludowicz, entrò in contatto con la resistenza clandestina del campo che stava organizzando una ribellione. Roza coinvolse altre donne: ogni giorno le prigioniere nelle fabbriche di munizioni nascondevano qualche grammo di polvere da sparo e la consegnavano a Roza che a sua volta la faceva avere ai Sonderkommandos, i prigionieri addetti al funzionamento di camere a gas e crematori.
Il 7 ottobre 1944 i Sonderkommandos fecero esplodere uno dei forni crematori del campo e uccisero alcuni soldati tedeschi. Le conseguenze furono terribili: le SS diedero inizio a interrogatori, torture e uccisioni. Morirono più di 400 persone.
Anche Roza fu brutalmente torturata ma non si piegò e non rivelò il nome di nessuno dei prigionieri coinvolti nel piano. Tra il 5 e il 6 gennaio 1945 venne impiccata insieme ad altre tre donne: Alan Gertner, Regina Safirsztajn ed Ester Wajsblum. Qualche giorno dopo, il 27 gennaio le truppe sovietiche avrebbero aperto i cancelli di Auschwitz.
«Guardate bene, perché questo è ciò che capita a chi fa sabotaggio».
Un SS alle donne del campo, tra le quali Liliana Segre, dopo le esecuzioni
Libri consigliati
- Come una rana d’inverno: conversazioni con tre donne sopravvissute ad Auschwitz di Daniela Padoan, Bompiani Editore;
- Le 999 donne di Auschwitz di Heather Dune Macadam, Newton Compton Editori;
- Una bambina e basta di Lia Levi, e/o Editore;
- I sommersi e i salvati di Primo Levi, Einaudi Editore.
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