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Una nuova sentenza fa luce sulla Strage di Bologna

strage alla stazione di bologna

Il collegamento tra la Strage di Bologna, l’estrema destra e la Loggia P2 di Licio Gelli è arrivato ieri a una conferma storica della Corte d’Assise di Bologna. Ergastolo per Paolo Bellini, ex terrorista di Avanguardia Nazionale (che avrebbe concorso all’attentato con i NAR Fioravanti e Mambro), sei e quattro anni per i depistaggi a Piergiorgio Segatel e Domenico Cataracchia.

Nessuna sentenza su Gelli e gli altri, ormai deceduti. Dopo quarant’anni di processi, sembrano dissiparsi i dubbi sulle dinamiche del peggior attentato della storia italiana.

La strage di Bologna

Sono le 10.25 del 2 agosto e a Bologna fa un caldo torrido che sembra sciogliere gli anni di piombo. L’esplosione è fragorosa, inaspettata, violenta. Spezza le orecchie, le mura, le finestre, uccide 85 persone, ne ferisce 200.

Il ventre squarciato della stazione di Bologna urla giustizia, ma, come disse il magistrato Libero Mancuso, i depistaggi sono già iniziati. Il Governo Cossiga parla dell’esplosione di una caldaia, ma presto diventa chiaro che si tratta di un attacco.

Il generale Giuseppe Santovito, iscritto alla P2 e a capo di un settore deviato del SISMI, guida le operazioni di insabbiamento, nascondendo ordigni su altri treni. L’operazione “Terrore sui treni” serve ad accreditare la pista del terrorismo estero.

Pietro Musumeci, vice capo del SISMI, produce un dossier fasullo. Indica in due terroristi internazionali legati all’eversione nera spontaneista, priva di legami politici, mandanti ed esecutori dell’attentato.

Tutto falso, come dichiara la Corte d’assise di Roma anni dopo.

«Sgomenta che forze dell’apparato statale, sia pure deviate, abbiano potuto così agire, non solo in violazione della legge, ma con disprezzo della memoria di tante vittime innocenti, del dolore delle loro famiglie e con il tradimento delle aspettative di tutti i cittadini, a che giustizia si facesse».

Corte d’Assise di Roma

La bomba è opera dei NAR, d’accordo con i settori deviati dello stato, per realizzare una strategia della tensione e spingere gli italiani verso politiche più autoritarie e fasciste.

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