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Le dichiarazioni della sinistra sulla Rivoluzione Ungherese

Le dichiarazioni sulla Rivoluzione Ungherese

La rivoluzione ungherese e l’invasione sovietica che schiacciò le richieste di democrazia degli studenti, divise per sempre la sinistra italiana. Da un lato gran parte del Partito Comunista, al seguito di Palmiro Togliatti, che si schierò a favore dell’URSS. Dall’altro il Partito Socialista di Pietro Nenni che, invece, per la maggior parte criticò la Russia e la dirigenza ungherese. Fu proprio sulle pagine dell’Avanti!, giornale del PSI, che il giornalista Luigi Fossati realizzò gli articoli direttamente dall’Ungheria che sarebbero diventati “Qui Budapest”, il primo dei libri bianchi di Einaudi.

PCI e PSI sulla Rivoluzione Ungherese

I pezzi di Fossati sull’invasione russa dell’Ungheria esplosero nel dibattito pubblico italiano dividendo profondamente i partiti di sinistra. Nel PCI, che ufficialmente mantenne il supporto all’URSS, Pietro Ingrao, capofila dell’ala movimentista e direttore de L’Unità, scrisse:

«I ribelli controrivoluzionari hanno fatto ricorso alle armi. La rivoluzione socialista ha difeso con le armi le sue conquiste, il potere popolare, come è suo diritto e dovere sacrosanto».

Pietro Ingrao

Ma a lui risposero in senso opposto il sottosegretario del PCI Antonio Giolitti e il suo Manifesto dei 101. Lo storico discorso che Giolitti tenne al Congresso del 1956, di critica feroce non solo alla Russia ma anche al suo stesso partito, fu l’ultimo atto di un uomo che aveva scelto l’etica alla politica. L’anno seguente entrò nel PSI.

Il leader dei socialisti Pietro Nenni, al contrario, condannò l’azione russa senza appello. Arrivò a restituire il Premio Stalin e si dichiarò a disposizione dei ribelli ungheresi.

«Daremo tutta l’opera nostra in aiuto del popolo ungherese perché possa attuare il socialismo nella democrazia, nella libertà, nell’indipendenza.»

Pietro Nenni

Per questo fu accusato di tradimento da parte dei comunisti e da allora le strade dei due partiti si separarono definitivamente. Quella frattura insanabile, esito naturale della dolorosa destalinizzazione di quegli anni, divise per sempre la sinistra italiana.

Molti anni dopo, Giorgio Napolitano, che aveva duramente attaccato la posizione socialista, ammise di aver sbagliato. Sull’Ungheria, per il Presidente della Repubblica, Giolitti e Nenni avevano avuto ragione.

In quella rivoluzione mancata, la prima a finire schiacciata dalle armi russe, morirono 2.700 ungheresi di entrambe le parti, 720 soldati sovietici, ci furono 1.200 esecuzioni e lasciarono le loro case circa 250.000 profughi. La dittatura sopravvisse per altri trent’anni.

A favore dell’invasione russa

  • «L’intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione ma alla pace nel mondo». Giorgio Napolitano
  • «L’intervento sovietico non può che trovare unanime appoggio e solidarietà in tutti i veri democratici italiani». Umberto Terracini
  • «Si sta con la propria parte anche quando sbaglia». Palmiro Togliatti

Contrari all’invasione russa

  • «Il vecchio gruppo dirigente comunista ungherese, ai suoi errori di direzione politica, ai suoi crimini, ha aggiunto l’appello insensato alle truppe sovietiche». Pietro Nenni
  • «I soldati sovietici hanno sparato su manifestanti che, nella loro maggioranza – operai e studenti – non erano nemici del socialismo, ma auspicavano uno sviluppo democratico del loro paese, secondo le proprie tradizioni, secondo i propri bisogni». Luigi Fossati
  • «La Segreteria della CGIL esprime il suo profondo cordoglio per i caduti nei conflitti che hanno insanguinato l’Ungheria e deplora l’intervento di truppe straniere». Giuseppe Di Vittorio

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