Le violenze fasciste della Banda Koch

La Banda Koch

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Tristemente nota per la sua violenza e crudeltà, la Banda Koch prende il nome dal suo fondatore Pietro. Figlio di un ufficiale della marina tedesca, Pietro Koch, all’indomani dell’armistizio, si iscrisse al Partito Fascista Repubblicano. Grazie alla complicità delle SS nella capitale riuscì a violare il territorio vaticano e a catturare Mario Caracciolo di Feroleto, comandante di un’organizzazione anti-nazista, che aveva trovato rifugio in una chiesa.

La Banda Koch da Roma a Milano

Grazie al successo dell’operazione Pietro Koch potè formare un’unità per stanare e catturare gli oppositori del fascismo. Riuscì a raccogliere diverse adesioni, tra cui anche quella di un sacerdote e di diverse donne. Tra gennaio e maggio del 1944 la Banda Koch catturò ventitré esponenti della Resistenza. Ventuno di questi vennero fucilati alle Fosse Ardeatine. Nello stesso anno catturarono anche Luchino Visconti, il celebre regista, e lo torturarono per cinque giorni.

Dopo la liberazione della capitale, la banda si spostò a Milano, dove le violenze non cessarono. I prigionieri venivano percossi con fruste di cuoio e costretti all’isolamento; nel caso di rifiuto a collaborare venivano legati con corde al soffitto, sottoposti a docce bollenti, scariche elettriche e abusati con manici di scopa. Villa Fossati, sede dell’unità, divenne Villa Triste, a causa delle nefandezze perpetrate al suo interno.

Nel territorio lombardo la banda iniziò a spadroneggiare causando attriti e antipatie delle altre squadre fasciste: per questo Mussolini decise lo scioglimento della Banda Koch. Arrestato e processato sommariamente dopo la Liberazione, Pietro Koch venne giustiziato il 5 giugno 1945 e l’esecuzione venne filmata proprio da Luchino Visconti.

«Tutti quei che a Roma stanno / per la patria con gran danno / a tramare contro il Duce / che il fascismo ogn’or conduce / han da far con una banda / Pietro Koch la comanda».

Inno della Banda Koch

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