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Il Massacro della Zong segnò la fine dello schiavismo inglese

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Furono l’avidità, l’incapacità e il razzismo a causare il Massacro della Zong, un crimine efferato spinto dal miraggio di un rimborso assicurativo. Eppure quell’orrore fu la scintilla che incenerì gli alibi dello schiavismo.

Il Massacro della Zong

La nave era proprietà di mercanti di schiavi di Liverpool che l’avevano affidata a un equipaggio poco numeroso e inesperto. Quando salpò da Accra, nell’odierno Ghana, il 18 agosto del 1781 la Zong aveva caricato 442 schiavi in catene: uomini, donne e bambini. Una nave dell’epoca, in genere, ne trasportava al massimo 200.

Un grossolano errore di navigazione portò la nave fuori rotta, sovraccarica e con poche scorte. Allora Robert Stubbs chiese all’equipaggio cosa fare con gli schiavi: se fossero morti a terra o per cause naturali, gli armatori di Liverpool non avrebbero avuto alcun risarcimento assicurativo. Ma se alcuni schiavi fossero stati gettati in mare per salvare il resto del “carico” o la nave si sarebbe potuto rivendicare il danno (30 sterline ciascuno).

Il 29 novembre, con decisione unanime, l’equipaggio gettò fuori dalle finestre della cabina 54 donne e bambini, il 1° dicembre 42 schiavi maschi e altri 36 nei giorni successivi. A quel punto 10 schiavi sopravvissuti sfidarono la disumanità dei negrieri bianchi gettandosi da soli in mare.

Il processo e la fine dello schiavismo

Il 22 dicembre del 1781 la Zong arrivò in Giamaica con 208 schiavi, meno della metà di quelli imbarcati ad Accra. L’assicurazione fiutò la truffa, si rifiutò di pagare e finì per essere trascinata in tribunale. Ma, in questo modo, la verità venne a galla. L’orrore del Massacro della Zong non colpì un’opinione pubblica profondamente razzista, ma travolse Granville Sharp, guida del movimento anti-schiavista, spingendolo a una lotta che avrebbe portato, vent’anni dopo, all’abolizione, in Inghilterra, della disumana tratta degli schiavi.

«Signori, la natura e tutte le circostanze di questo commercio sono ora di fronte a noi; non possiamo più dirci ignoranti, non possiamo evitarlo; è ora una realtà evidente ai nostri occhi; potremmo rifiutarla, spingerla lontano da noi, ma non possiamo voltarci da un’altra parte per non vederla; poiché è stata portata di fronte a noi che questa Camera deve decidere, e deve giustificare a tutto il mondo, e alla propria coscienza, la rettitudine e i princìpi dalla base delle sue decisioni»

William Wilberforce, “l’Orrore dela tratta degli schiavi”, discorso alla camera dei comuni del 1797

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