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Quando gli americani bianchi bombardarono Black Wall Street

Black Wall Street e il massacro di Tulsa

Era un quartiere afroamericano così ricco che lo chiamavano Black Wall Street. Anche per questo i bianchi di Tulsa lo bombardarono, 100 anni fa. A Greenwood i neri crearono le loro attività: negozi, due giornali, due cinema, locali notturni e chiese.

La prosperità fece loro credere di avere diritto a una voce. Quando il giovane nero Rowland fu arrestato per una presunta violenza sessuale, la folla dei cittadini bianchi di Tulsa raggiunse la prigione per un “tradizionale” linciaggio. Ma la comunità di Black Wall Street intervenne, e lo fece armata.

La distruzione di Black Wall Street

Iniziarono gli spari e i neri si ritirarono verso Greenwood. Dietro di loro i facinorosi bianchi, guidati dalle personalità più importanti della città e dai membri del Ku Klux Klan che, in città, contava 3.200 membri su 72.000 abitanti. Iniziò così il massacro di Tulsa. I bianchi spararono a chiunque incontrassero, saccheggiarono i negozi, diedero fuoco agli edifici. La notte del 1 giugno le fiamme si levavano alte da Greenwood. Poi arrivarono gli aerei.

Sei biplani della guerra iniziarono a sorvolare Greenwood lanciando, sembra, bombe incendiarie. A mezzogiorno del 1 giugno, la Black Wall Street era un cumulo di macerie. Alla fine della rivolta si cercò di nascondere i numeri del massacro così bene che ancora oggi, dopo una lunga inchiesta riaperta nel 2000, si calcola che le vittime siano state tra le 55 e le 300. La comunità afroamericana non si riprese per decenni, né psicologicamente né economicamente.

«Il trauma storico è reale e persiste ancora soprattutto perché non c’è stata giustizia, nessuna responsabilità e riparazione economica» ha spiegato l’archeologa di Tulsa Alicia Odewale. La commissione d’inchiesta nel 2000 ha cercato di riparare i danni offrendo migliaia di borse di studio, un risarcimento ai discendenti delle vittime e una serie di investimenti per la ripartenza di Greenwood. Ma dimenticare è impossibile.

«Fiamme rosseggianti volteggiavano nell’aria. Dov’è il nostro splendido reparto di vigili del fuoco? Mi sono chiesto: la città sta cospirando con la folla dei criminali» scrisse l’avvocato Buck Colbert Franklin, che assunse la difesa dei sopravvissuti.

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