Il genocidio e l’etnocidio dei nativi americani in USA

Il genocidio dei nativi americani in Nord America

Nel Nordamerica del 1890 di circa 1 milione e 250mila nativi americani, ne restavano solo 250mila. L’80% della popolazione era sparito, motivo per cui parliamo, in questo caso, di etnocidio1 oltre che di genocidio. Era il risultato di guerre, massacri, deportazioni, violenze che soprattutto inglesi e statunitensi avevano scatenato contro gli indigeni. E molti sopravvissuti furono rinchiusi in scuole religiose per essere “rieducati”.

La storia dei rapporti, in particolare, tra Stati Uniti e nativi americani è una lunga scia di sangue composta da massacri, come quello di Sand Creek e Wounded Knee, e trattati violati che portarono alle guerre indiane durante le quali l’ultima, fiera resistenza di popoli come i Lakota e gli Apache fu definitivamente schiacciata.

Oggi quei popoli, rinchiusi nelle riserve, sono tornati a far sentire la loro voce, tutto iniziò in un giorno d’autunno del 1971, quando un gruppo di nativi assaltò e occupò l’isola carceraria di Alcatraz. Se volete che ve ne parli scrivetemelo nei commenti e farò un video.

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  1. Il genocidio dei nativi americani si accompagnò anche al tentativo di cancellare la loro cultura. L’etnocidio, infatti, secondo Pierre Clastres, è la distruzione sistematica della cultura di una popolazione, attraverso processi di acculturazione forzata e, nel caso dei nativi americani, sterminio di chi vi si opponeva. Il termine è stato coniato, in antropologia, da Georges Louis Condominas. ↩︎

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